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L’uso dei dati personali è un argomento sempre più attuale. Oggigiorno, siamo “costretti” a inserire i nostri dati per qualsiasi azione sul web: iscriversi sul nostro social network preferito, ordinare cibo da asporto, comprare online, ascoltare musica o vedere un bel film.

È ormai parte della quotidianità compilare form, effettuare pagamenti online, prenotare visite, accettare cookie e informative sulla privacy; ma quali aziende memorizzano tutte queste informazioni?

Quali società usano maggiormente i nostri dati personali? 3 Quali società usano maggiormente i nostri dati personali?

Analizzando lo studio sull’uso dei dati personali di Clario, azienda che si occupa di cyber sicurezza, si può notare come alcune società analizzate usino i dati personali con il semplice scopo di avvicinarci ai nostri reali interessi.

Abbiamo tutti la tendenza al “click-rapido” quando si tratta di chiudere automaticamente quei grandi pop-up sui cookie senza soffermarci a leggerne il contenuto. “Big Brother is watching you”, il “fratello maggiore ci sta tenendo d’occhio”, ma dovremmo preoccuparci per la nostra privacy o sentirci protetti?*1

Quali sono le aziende che raccolgono la più alta percentuale di dati personali?

Quali dati possono effettivamente trattenere? E soprattutto, come li usano?

Clario ci offre un’interessante classifica delle aziende che raccolgono la maggior parte dei nostri dati.

Da questa analisi emerge che sono proprio le multinazionali più famose e affermate che immagazzinano le nostre informazioni: prima tra tutte, Facebook, seguito da Instagram e la famosa app dating, Tinder.

I dati vengono inseriti volontariamente dagli utenti: nome e cognome, email, età, sesso, orientamento sessuale, interessi e così via. Dei dati che si possono raccogliere legalmente, Facebook ne archivia il 71%.

Sottolineiamo legalmente, perchè le compagnie che gestiscono dati personali sono molto attente a non superare questo confine *2.

Grazie a tutto questo, le aziende riescono a tenerci informati su argomenti per noi rilevanti, di avvisarci in caso di cambio di privacy policy e, soprattutto, di offrirci contenuti di marketing affini ai nostri interessi. La data di nascita, per ricordare ai nostri amici il giorno del nostro compleanno; il luogo in cui viviamo, per darci consigli sui ristoranti più apprezzati della zona; i “like” alle pagine che ci piacciono per offrirci solo quei prodotti che che ci possono interessare. È proprio attraverso le Facebook Ads (annunci che vediamo su Facebook, Instagram, Messenger – e fra poco anche su Whatsapp) che il social network più famoso al mondo fattura la maggior parte dei propri introiti: nel report del 2018, attraverso gli Ads, l’azienda ha guadagnato 16,6 miliardi di dollari.

Un dato interessante e curioso allo stesso tempo che utilizza l’app di incontri Tinder è il peso *2. Può sembrare discriminante e amorale, ma è uno dei metodi utilizzati per trovare il match perfetto. Dalle nostre chat alcune app raccolgono informazioni sui nostri interessi sempre con lo scopo di personalizzare gli annunci che ci appaiono.

Il gigante Amazon, invece, tradisce le aspettative in comparazione con gli altri big della rete e archivia solo il 24% dei dati degli utenti. Tra questi email, indirizzo di casa e ovviamente memorizza i prodotti che cerchiamo, per proporci offerte ritagliate sulla base delle nostre ricerche.

Sostanzialmente quel “Big Brother” di cui parlava Orwell, sicuramente osserva le nostre mosse, ma non può fare altro che sfruttare i dati che inseriamo a nostro favore. Il GDPR, inoltre, ci copre le spalle per quanto riguarda la privacy e il mondo del marketing non può fare altro che utilizzare i dati che forniamo spontaneamente per allineare le loro offerte con i nostri interessi.

Ammettiamolo, sarebbe del tutto inutile se ci apparissero annunci totalmente casuali mentre navighiamo su internet. Soffermiamoci invece su quelle occasioni in cui navigando su un’app abbiamo trovato proprio quel capo d’abbigliamento che cercavamo o abbiamo scoperto un nuovo ristorante nelle vicinanze.

È il grande vantaggio delle pubblicità online. Un grande punto a favore rispetto ai media tradizionali che gestiscono ancora i loro annunci basandosi su una variabile generica come può essere per esempio la fascia oraria, senza quindi andare a colpire il reale interesse del pubblico.

1- [cit. Fonte: 1984, George Orwell, 1949]
2- [cit. Fonte: Mary Atamaniuk, Which Company Uses the Most of Your Data?, Blog Clario, 14 Ottobre 2020]

 

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